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Basilica di San Vittore Martire - Varese

Luogo: Varese
Indirizzo: Piazza Canonica, 7
Telefono: 0332/236019
Giorni per visitarlo: Lunedi, Martedi, Mercoledi, Giovedi, Venerdi, Sabato, Domenica
Tematica: Chiese, Cattedrali, Basiliche
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Sito Web: Basilica di San Vittore Martire ...

Descrizione
Al Santo patrono della città è dedicata la Basilica di San Vittore. Vittore, nativo della Mauritania, si arruolò nelle milizie romane nel 303 ed in seguito alla vocazione religiosa che si manifestò in lui, abbandonò la vita militare ed andò incontro al martirio ad opera dell'Imperatore Massimino. Le sue spoglie furono traslate a Milano da Lodi ed ivi conservate e venerate.
L'antica Basilica romanica sorse quando la città era ancora sotto le dipendenze della Diocesi di Como. Nel VIII secolo essa passò sotto l'Arcivescovado di Milano.
Data la sempre maggiore affluenza di fedeli nel '500 fu necessario ampliarla, il che avvenne in specifico nel 1520, con la realizzazione del presbiterio. Nel 1580 il corpo principale della chiesa antica fu abbattuto e ricostruito su disegno di Pellegrino Pellegrini, portando alla creazione di una complesso a tre navate, caratterizzato da un pregevole tiburio a pianta ottogonale, opera dell'architetto varesino Giuseppe Bernasconi. Al di sopra di esso, si eleva una laterna in pietra con cupola.
La facciata venne realizzata da Leopoldo Pollack e risale al periodo 1788/1791. Essa è in marmo bianco e bipartita orizzontalmente, con un portale centrale recante volta a tutto sesto retta da angeli, che è opera di Ludovico Pogliaghi, e due laterali. La parte alta è costituita da un frontone classico piuttosto basso.
Sul lato destro della Chiesa sorge un Campanile, iniziato nel 1617 e concluso molto più tardi, solo nel 1774, anche questo su progetto di Giuseppe Bernasconi. Dal nome del suo realizzatore la torre campanaria è detta della Bernascona.
Entrando nella Basilica, l'attenzione è subito catalizzata dal presbiterio, che ha una matrice sicuramente bramantesca, ricoperto da una volta a botte. Ad esso in epoca successiva, tardo XVII secolo, vennero aggiunte alcune opere ad intaglio in stile barocco, come le due casse d'organo di Bernardino Castelli, che realizzò anche i due pulpiti. L'altare è un esempio di barocchetto lombardo ed è attribuito ad Elia Vincenzo Buzzi, scultore viggiutese.
All'uscita del presbiterio ci si immette nell'aula, che come si è detto, ha pianta a tre navate e presenta numerose cappelle laterali. Le prime due che si incontrano sono quella del Rosario del 1580, realizzata dal Morazzone, e quella di Santa Marta, che contiene un notevole altare marmoreo barocco, nel quale sono conservate le reliquie di Santa Urbica provenienti da un'altra chiesa cittadina.
L'aula è ricoperta da una volta affrescata nell'800.
La Cappella della Maddalena contiene diverse opere del Morazzone (Pier Francesco Mazzucchelli), come la pala raffigurante la Santa portata in cielo, o la predella con l'Apparizione di Cristo alla Maddalena.
Nella Cappella di San Gregorio è conservato il dipinto di Giovan Battista Crespi detto il Cerano, dal titolo la Messa di San Gregorio, risalente al 1615: uno dei capolavori della pittura lombarda dell'epoca borromea.
Altre opere del XVII secolo lombardo di eccezionale interesse sono collocate nella seconda arcata di destra (Labano rimprovera GIacobbe, di Luca Giodano) e nella terza arcata di destra (La Strage degli Inoocenti, di Francesco del Cairo).
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